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Vogliamo la pace ma facciamo sempre la guerra

Sono stata una studentessa per più di 20 anni, vuol dire almeno la metà dei miei anni e ho studiato in due paesi diversi: prima in Svizzera e poi in Italia. Ho compreso la diversità tra questi due

Sono stata una studentessa per più di 20 anni, vuol dire almeno la metà dei miei anni e ho studiato in due paesi diversi: prima in Svizzera e poi in Italia. Ho compreso la diversità tra questi due paesi proprio sui banchi di scuola: livelli di studio divergenti, programmi completamente diversi ed un approccio a dir poco opposto. 

Se rifletto sul modo in cui ho studiato la storia in Svizzera mi viene quasi da sorridere; studiare una materia dove non c’è grande materia di studio è veramente incredibile, soprattutto se si parla di guerra mondiale! La Svizzera è per antonomasia il paese più neutrale del mondo ed è tra i pochissimi stati a non aver mai partecipato a nessun conflitto globale; l’Italia invece, come sappiamo tutti, ha partecipato ad entrambe le guerre mondiali. Ho iniziato il mio percorso di studio della storia in Svizzera da un punto di vista quindi completamente neutrale. La scuola Svizzera invece di insegnare i vari conflitti, era più concentrata nello spiegare ai suoi allievi e futuri lavoratori elvetici, come il proprio paese avesse accolto i profughi che scappavano dai territori colpiti dalla guerra. Ricordo ancora i filmati reali in bianco e nero che venivano proiettati, dove il protagonista era sempre un treno colmo di persone. Ho ancora memoria dello sguardo di quella gente che scendeva dal vagone con il terrore negli occhi, alla ricerca di una protezione da un paese che comunque era pronto ad accoglierla e che aveva come obiettivo aiutare più persone possibili. “Ho decisamente un imprinting che mi ha formato per essere una potenziale salvatrice del mondo”. Negli anni a seguire, durante il periodo delle scuole superiori e dell’Università ho studiato la storia in Italia quindi da un punto di vista decisamente più coinvolgente. L’ Italia tra il secondo governo Salandra e l’esecutivo guidato da Vittorio Emanuele Orlando, visse il Primo conflitto mondiale che finì, com’è risaputo, nel novembre 1918. La Seconda guerra mondiale invece fu condotta da Benito Mussolini che mandò il suo popolo a combattere e morire “contro le democrazie plutocratiche dell’Occidente”. Entrambe le guerre avevano portato morti incalcolabili, distruzione ovunque, la fame come un sentore all’ordine del giorno e la paura che scorreva nelle vene con il sangue. Le guerre di fatto non avevano portato (e non porteranno mai) nulla di buono. A rimetterci è sempre il popolo. C’è un momento preciso però che mi ha colpita fin da bambina in entrambe le guerre: il momento iniziale. Scoprire soprattutto che il popolo era entusiasta di andare a combattere; come se fosse un dovere, un principio, un valore combattere e morire per il proprio paese. Mi domando da sempre, come è stato possibile che il popolo fosse felice di fare la guerra? Come mai il genere umano non era riuscito a comprendere la gravità del fatto, per cercare di prevenirlo o fermarlo? Con il tempo ho provato a darmi delle risposte un po’ generiche ma almeno sensate: che forse una volta c’era meno cultura, non c’era informazione e le persone erano psicologicamente più manovrabili. Mi ritengo una persona molto empatica e sensibile, ma faccio fatica ad entrare dentro alla testa di quei soldati tedeschi che hanno ucciso migliaia di donne e bambini nei lager, solo perché ebrei. Un orrore. Credo che non si rendessero realmente conto di quello che stavano facendo; ho sempre immaginato i tedeschi di allora, come ipnotizzati dal proprio leader. Oggi però siamo nel 2022 e le cose sono e devono essere per forza diverse. Non amo tutti quei paragoni che stanno facendo, giornalisti opinionisti storici, sull’attuale conflitto russo-ucraino con la Prima o la Seconda guerra mondiale. La Russia non è lAustria-Ungheria che dichiara guerra alla Serbia e tanto meno la Germania che invade la Polonia, ma soprattutto noi non siamo quel tipo di popolo che andrebbe a combattere perché ci dicono che è giusto farlo. Voglio credere che il genere umano oggi sia completamente cambiato anche solo per le possibilità che ha avuto, come quello di poter viaggiare, andare a scuola e grazie ad internet essere connesso uno con l’altro in qualsiasi parte del pianeta. Ma allora, come mai nel 2022 l’Ucraina è stata invasa dalla Russia da un giorno all’altro, senza che questo popolo ne sapesse nulla? Come mai donne e bambini sono dovuti scappare all’improvviso per salvarsi dall’invasore? Quello che sto imparando in questi giorni, al contrario di quello che pensavo, é che non siamo poi così diversi dal popolo che eravamo 100 anni fa. Certo, oggi non la vogliamo la guerra ma questo non è bastato per prevenirla e tanto meno purtroppo, per farla fermare finora! Pensare che la medicina moderna fa della prevenzione il suo vademecum. No, non siamo stati preventivi per niente, troppo presi dal nulla delle nostre esistenze per prenderci un carico così pesante! Ma ora che è accaduto, ora che la guerra è nel nostro continente nuovamente, tutti ci facciamo la stessa domanda: cosa succederà? A questa domanda, se Dio lo vorrà, daranno risposta gli studenti tra un secolo leggendo la storia. Chissà se un giorno una ragazzina studiando la storia a scuola tra la Svizzera e l’Italia, facendo un ragionamento logico si porrà alcune domande, del tipo: cosa stava facendo nel 2022 il popolo occidentale per prevenire un conflitto mondiale ? Erano arrivati a comprendere la gravità della guerra e nessuno voleva farla. Quindi? Come si sono mossi a riguardo?Dunque, che cosa stiamo facendo? Con qualsiasi persona io abbia parlato, discusso, colloquiato di questo argomento tutti mi hanno risposto che c’è solo una cosa da fare: sperare che questo non accada! Questo è quello che stiamo facendo: continuiamo la nostra vita nella speranza che la terza guerra mondiale non scoppi! Forse quella ragazzina del futuro si domanderà una cosa logica: ma che cavalo speravano davvero per le loro vite? Non potevano agire? Non so voi, ma è da un mese che io mi sto domandando se davvero a noi non resta solo che sperare. Forse la prima cosa che dovremmo iniziare a fare è renderci consapevoli che una terza guerra mondiale è più che possibile e che forse, è già esplosa! Non a caso Papa Francesco in questi anni ha ripetuto che la Terza Guerra mondiale era già scoppiata “a pezzi”. La seconda cosa che dovremmo fare forse è quella di renderci consapevoli del fatto che ognuno di noi dovrebbe fare la sua parte perché la guerra finisca in fretta e non scoppi un conflitto mondiale! Possiamo continuare a dare la colpa Putin, ma a combattere non è lui e quindi: quanta responsabilità hanno i soldati, il popolo o le persone che sono in trincea? Non è forse pari a quella del proprio comandante? Voglio dar loro un attenuante e pensare che i russi di oggi siano come i tedeschi nel 1939: ipnotizzati dal loro leader? Soggiogati dalla propaganda. Quindi non tocca al resto del mondo svegliarli e farli ragionare? Ricordiamoci che il resto del mondo siamo noi e che il cancro si sconfigge eliminando le sue cellule interne non quelle sane esterne. Una cosa ci dovrebbe essere molto chiara ed è stata la storia ad insegnarcelo: non esiste un motivo giusto per fare la guerra. Altra cosa che la storia ci ha insegnato bene è che spesso, chi è al potere, perde il lume della ragione soprattutto se di potere ne ha troppo! Tra 100 anni una ragazzina che studierà la storia dell’umanità non ci darà più nessun tipo di attenuante se dovesse leggere sui libri della terza guerra mondiale. Perché se accadrà sarà colpa di ognuno di noi. Oggi mi faccio un altro tipo di domanda: noi essere umani, siamo sempre stati pronti a fare la guerra ma oggi, siamo veramente pronti a fare la pace? Perché la guerra la facciamo da sempre e fa parte un po’ del nostro DNA. Ma fare la pace, mettere da parte il nostro orgoglio e la sete di potere e ricchezza, per questo siamo abbastanza maturi? Non lo so se dopo una guerra fatta di bombe chimiche avremmo un’altra possibilità di riflessione. È questo quello che vogliamo? Vogliamo che l’umanità finisca perché un paio di pazzi hanno deciso che doveva accadere? Forse sì, forse non ci meritiamo di vivere in questo pianeta: visto come lo abbiamo maltrattato! Ma forse … forse siamo ancora in tempo per migliorarci e continuare a generare l’essere umano. Ci avete mai pensato che le guerre sono sempre state decise dagli uomini? Forse è questo il senso della vita di cui tutti parlano; capire che se il genere maschile è quello che fa la guerra, tocca al genere femminile generare la pace… ma in fondo gli uomini che ne sanno di cosa significa generare una specie? Io nel frattempo continuo a riflettere.

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