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	<title>riflessione &#8211; Nichy Love</title>
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	<description>Blog ufficiale di Nicole Pizzato</description>
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		<title>LOCKDOWN, UN ANNO DOPO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicole Pizzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 09:36:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Actuality]]></category>
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					<description><![CDATA[La vita prima Un anno fa come eravamo? Cosa stavamo facendo? Com’era la nostra vita? Mi viene da sorridere, perché la prima cosa che mi viene da dire è che molto probabilmente non avevamo nemmeno il tempo di chiedercelo. Almeno io no. Un anno fa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;">La vita prima</span></p>
<p>Un anno fa come eravamo? Cosa stavamo facendo? Com’era la nostra vita? Mi viene da sorridere, perché la prima cosa che mi viene da dire è che molto probabilmente non avevamo nemmeno il tempo di chiedercelo. Almeno io no. Un anno fa vivevo in una casa diversa, avevo un lavoro che mi teneva impegnata 12 ore al giorno, che mi faceva spesso viaggiare e incontrare tantissime persone; un anno fa avevo una vita che andava a mille allora e quando non lavoravo avevo una famiglia a cui badare, dovevo curare casa e poi c’erano i week-end sempre in giro, le vacanze e i ristoranti. Era tutto così veloce. Se penso che mia figlia abbia già nove anni mi sale un disagio strano che mi fa formulare molte domande. Ma some è possibile che il tempo sia passato così velocemente? Ho dato le giuste attenzioni a chi le meritava? Sono stata abbastanza con mia madre, i miei fratelli e i miei amici come stanno? Ho cercato sempre di incastrare tutto e di stare dietro a tutti, ma sempre facendolo di corsa. Ripeto ogni giorno a mia figlia che le cose fatte di fretta sono fatte quasi sempre male. La risposta la so già da sola! Un anno fa io correvo come una pazza, ecco come era la mia vita…..una corsa continua. Mi stavo preparando per le Olimpiadi?  No e neanche mi stavo allenando per stare meglio fisicamente. Correvo perché avevo molti più impegni di quanti mai sarei stata capace in realtà di portarne a termine.  C’era qualcosa in me che non funzionava? Avevo una forma di bulimia per la vita? Forse sì. Ma di certo non mi faceva bene. Anzi.  Avevo sempre bisogno di bere caffè per andare avanti, ma ciò che ingoiavo maggiormente era stress. Volete sapere come mi sentivo? Secondo me la risposta già la conoscete, perché in fondo vivevate allo stesso identico modo e mi sentivo come voi: sempre stanca morta.  È assurdo pensarci oggi ma allora credevo che fosse normale vivere così la mia esistenza. Fermiamoci un attimo a riflettere: ma vivere in modo così veloce da non godersi la vera essenza della vita, alla fine è vivere? Non lo so, ma credo di no.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-25004" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820-1024x1024.jpg" alt="" width="1024" height="1024" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820-1024x1024.jpg 1024w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820-300x300.jpg 300w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820-150x150.jpg 150w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820-768x768.jpg 768w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820-1536x1536.jpg 1536w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820-675x675.jpg 675w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820-1300x1300.jpg 1300w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820-114x114.jpg 114w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_0820.jpg 1800w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />La pandemia</span></p>
<p>Un anno fa in Italia è arrivata la Pandemia che aveva già un nome e un carattere ben definito: il COVID19. Che poi girovagasse già dal 2019 era chiaro, perché lo dice il nome stesso. Ma nel nostro paese arrivò, o almeno così ci raccontarono, nel 2020. Il virus esplose esattamente come una bomba in Cina, ma il fatto pazzesco fu che noi italiani non ce ne rendemmo conto subito, ma per quale motivo? I fattori furono principalmente due: eravamo troppi impegnati a vivere le nostre vite sempre di corsa e distratte e perché vedevamo la Cina come un luogo magico, divino e sacro ma comunque sempre troppo lontano da noi. Ma come abbiamo potuto pensare nel 2020 che la Cina fosse davvero così lontana? Viviamo navigando su internet e abbiamo la possibilità di chattare quando e dove vogliamo con tutto il mondo, prendiamo aerei che in poco ore ci portano ovunque, diventiamo matti per mangiare il loro cibo e viviamo con i cinesi da sempre. Ma noi no, abbiamo creduto che la Cina fosse lontana. Praticamente ogni cosa che indossiamo ha il loro nome, ma niente, noi siamo testardi e la vediamo, lontana.  Il virus circolava da tempo e noi ce ne siamo accorti sempre troppo tardi. Ma da dove è arrivato questo virus? Oggi nel 2021 ancora non è del tutto chiaro: il virus è scappato da un laboratorio? Si è formato in natura? Sono stati i pipistrelli? Gli alieni? Non ci sono verità empiriche ancora e la verità oggi non cambierebbe i fatti e di fatto stiamo ancora lottando; forse in futuro si scoprirà l’origine del Covid19, non oggi però. Quello che sappiamo oggi è che il Covid19 è un virus intelligente, astuto, che vive per colpire un organo specifico, proprio quello di cui noi esseri umani, corridori di professione e per stile di vita avevamo più bisogno per la nostra corsa: il polmone. Credo che se non è stato creato a tavolino da esseri umani ma è un virus che ha creato la natura, la natura che ci circonda è più astuta e furba di noi.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Il Lockdown</span></p>
<p>I primi tempi furono un incubo, un vero incubo. Non scorderemo mai certe immagini viste in televisione e che avevano come protagonisti persone normali, persone come noi che fino ad un paio di giorni prima avevano una loro normalità, forse veloce e non vissuta abbastanza, ma avevano una vita e che dopo poco per qualcosa del tutto sconosciuto gli era stata improvvisamente tolta. Voi ve lo ricordate il giorno che ci hanno chiuso in casa, il famoso primo lockdown? Io ricordo che hanno chiuso tutto un po’ alla volta come per addolcirci la pillola. Ricordo una sera che avevo avuto una sensazione, una delle mie. Vorrei raccontare che quando ho delle premonizioni a volte sono sbagliate, ma la maggior parte delle volte sono esatte, purtroppo. Sono pensieri precisi, concreti e che mi arrivano con una velocità che anche se ne avessi i mezzi e le possibilità non avrei il tempo di poter toccare gli eventi per modificarli. Come se mi si venisse aperta una porta per vedere cosa accadrà, ma non la possibilità di poterla oltrepassare. Raccontai a Nicola di quello che sentivo e che a breve ci avrebbero tutti chiusi in casa, ma lui mi rispose che non avrebbero mai potuto farlo perché avrebbero rischiato un’economia mondiale. Il resto è storia. Il 9 marzo 2020 con un DPCM che spiegava le motivazioni e il modo in cui dovevamo comportarci hanno chiuso gli italiani in casa. Il Covid19, di fatto era già in mezzo a noi e la Sanità non era in grado di gestire l’epidemia che si stava espandendo con una velocità senza uguale, stare chiusi in casa era l’unico modo per bloccare i contagi. Dovevamo tenerci a distanza, uno con l’altro. Ogni nucleo famigliare doveva stare chiuso in sé stesso e non avrebbe dovuto in nessun modo creare comunità al di fuori di questo. L’Italia è stato il primo paese al mondo a chiudere i voli aerei con la Cina, con una delle misure più drastiche dell’Unione Europea. Se ce lo avessero detto, non dico un anno prima, ma solo due settimane antecedenti, che per 3 mesi saremmo stati obbligati a stare in casa, vi assicuro che nessuno, ma proprio nessuno ci avrebbe mai potuto credere!</p>
<p><span style="color: #ff0000;">La nostra storia</span></p>
<p>Ciò che è accaduto è ormai storia che rimarrà scritta nel DNA, di ognuno di noi. Quei mesi furono anomali e disperati, il cielo italiano era strano e quella fu la primavera più bella e calda di sempre. Un popolo attaccato ad un televisore o a un computer con la speranza di ricevere notizie più positive; in breve, tempo eravamo una nazione di persone che aveva paura a fare cose semplici, come andare a fare la spe</p>
<p>sa o a parlare con il vicino di casa. Una nazione che attendeva il proprio presidente che si pronunciava sempre più tardi e in modo confuso. Non c’era nessuno in quel periodo in grado di capire cosa ci sarebbe capitato e come ne saremmo usciti. Nessuno. I contagi aumentavano giornalmente e i morti di conseguenza. Le persone come in una guerra cadevano a terra e se prima erano lontani ora erano parenti, amici e persone a noi care, solo perché concittadini. Ricordo la Pasqua del 2020 come la più triste di sempre. C’era qualcosa nell’aria di così forte che era assordante: il silenzio. L’Italia era in silenzio. In silenzio per la paura, per il lutto per l’incertezza sul domani. Non lo so se questo post verrà letto tra 100 anni, ma se tu che mi stai leggendo e stai vivendo nel 2121 e ti sei chiesto come i tuoi antenati hanno vissuto quel periodo storico, beh sappi che è stato a dir poco terribile. Noi eravamo la generazione che la storia racconterà come quella del “Benessere assoluto”, noi eravamo quelli che “Nessuno avrebbe potuto toccarci”.  Poveri noi. Ricapiterà perché la storia si ripete sempre; capiterà anche nel futuro che tornerà ad esserci una generazione come la nostra e a voi consiglio di essere meno presuntuosi o arroganti. Perché potrebbe arrivare un essere talmente piccolo da essere invisibile e così veloce da essere imprendibile che vi metterà in poche ore tutti in ginocchio. Il lockdown fu un’esperienza che non auguro a nessuno.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-25001" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/26219337_887529184755192_4845672925521360779_n.jpg" alt="" width="960" height="960" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/26219337_887529184755192_4845672925521360779_n.jpg 960w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/26219337_887529184755192_4845672925521360779_n-300x300.jpg 300w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/26219337_887529184755192_4845672925521360779_n-150x150.jpg 150w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/26219337_887529184755192_4845672925521360779_n-768x768.jpg 768w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/26219337_887529184755192_4845672925521360779_n-675x675.jpg 675w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2021/03/26219337_887529184755192_4845672925521360779_n-114x114.jpg 114w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" />Cambiamento</span></p>
<p>Il virus ha fatto una cosa che nessun altro essere umano sarebbe stato capace di fare, almeno non in un quel periodo storico: ci ha riprogrammati tutti. Da quel 9 marzo 2020, nulla sarebbe stato più come prima. La nostra routine quotidiana, il nostro modo di lavorare di muoverci perfino i nostri orari. Nulla sarebbe più stato come prima e chissà quanto tempo dovrà passare per non dover uscire di casa senza portare una mascherina, non sentir più parlare di zone gialle, arancioni o rosse. Quanto tempo dovrà passare prima che parole come DAD, non dovranno più essere pronunciate. Quanto tempo dovrà passare prima di potersi trovare in riva al lago a cenare con tuo marito e tutti i tuoi amici? Questo ad oggi non ci è ancora dato di sapere. Ma una cosa la so, so che vivevo una vita a mille che amavo ma che nonostante tutto non era mai abbastanza; so che oggi ho molto più tempo e che il virus mi ha riportato ad una dimensione di vita molto più reale e gestibile, che oggi ho il tempo di stare dietro alla mia famiglia, lavorare e pensare. Prima erano tre cose che non potevo permettermi. So che il futuro rimane incerto e che questa incertezza fa paura. Sono consapevole del fatto che ci sono categorie di lavoratori che non avranno più le loro attività, quando il virus non sarà più un nemico; so che moltissime persone continueranno a piangere i loro morti e che questi non avranno mai giustizia. So che non ci meritavamo tutto questo. So che ne usciremo completamente diversi e che forse daremo molto più valore alla vita e ci gusteremo molti di più il nostro tempo. Ma mi domando perché sono dovute morire così tante persone e perché tutti noi abbiamo dovuto soffrire così tanto, per capire il valore della vita? Questo me lo domando spesso. Arriverà mai un tempo dove noi essere umani capiremo il valore della vita senza arrivare a delle tragedie? E se noi fossimo stati più attenti? Meno presi delle nostre vite super veloci e benestanti, saremmo stati capaci di capire prima che la nostra specie stava per essere in pericolo? La pandemia ci ha ricordato il valore del tempo e l’importanza di agire per il bene comune e per la preservazione della nostra specie, ma la mia domanda è: quando ce lo siamo dimenticati?</p>
<p><span style="color: #ff00ff;">English </span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Life before</span></p>
<p>What were we like a year ago? What were we doing? What was our life like? I must smile, because the first thing that comes to my mind is that most likely we didn&#8217;t even have time to ask ourselves that question. At least I didn&#8217;t. A year ago, I was living in a different house, I had a job that kept me busy 12 hours a day, which meant I was often travelling and meeting lots of people; a year ago my life was going at full speed then and when I wasn&#8217;t working, I had a family to look after, I had to look after the house and then there were the weekends away, holidays and restaurants. It was all so fast. When I think about the fact that my daughter is already nine years old, I feel a strange uneasiness that makes me ask myself many questions. Is it possible that time has passed so quickly? Have I given the right attention to those who deserve it? Have I been with my mother enough, and how are my brothers and friends? I have always tried to fit everything in and keep up with everyone, but always in a hurry. I tell my daughter every day that things done in a hurry are almost always done badly. I know the answer myself! A year ago I was running like crazy, that&#8217;s what my life was like&#8230;..a continuous race. Was I preparing for the Olympics?  No, and I wasn&#8217;t even training to get better physically. I was running because I had more commitments than I would ever really be able to fulfil.  Was there something wrong with me? Was I bulimic for life? Maybe so. But it certainly wasn&#8217;t doing me any good. On the contrary.  I always needed to drink coffee to keep going, but what I swallowed most was stress. Do you want to know how I felt? I think you already know the answer, because after all, you lived in the same way and I felt the same way as you: always dead tired.  It&#8217;s absurd to think about it today, but back then I thought it was normal to live my life this way. Let&#8217;s pause for a moment to reflect: but is living so fast that you don&#8217;t enjoy the true essence of life, in the end, living? I don&#8217;t know, but I think not.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">The pandemic</span></p>
<p>A year ago, a Pandemic arrived in Italy that already had a name and a well-defined character: COVID19. It was clear that it would already be wandering around in 2019, as its name suggests. But in our country, it arrived, or so we were told, in 2020. The virus exploded exactly like a bomb in China, but the crazy thing was that we Italians didn&#8217;t realize it right away, but why? There were two main factors: we were too busy living our busy and distracted lives, and because we saw China as a magical, divine, and sacred place, but still too far away from us. But how could we think in 2020 that China was so far away? We live on the internet and can chat whenever and wherever we want with the whole world, we take planes that take us anywhere in a matter of hours, we go crazy to eat their food and we have lived with the Chinese forever. But not us, we thought China was far away. Practically everything we wear has their name on it, but nothing, we are stubborn, and we see it, far away. The virus had been circulating for some time and we always realized it too late. But where did this virus come from? Today, in 2021, it is still not entirely clear: did the virus escape from a laboratory? Did it form in nature? Was it bats? Aliens? There are no empirical truths yet and the truth today would not change the facts and in fact we are still struggling; perhaps in the future the origin of Covid19 will be discovered, not today though. What we do know today is that Covid19 is an intelligent, cunning virus that lives to target a specific organ, the very one that we human beings, runners by profession and by lifestyle, needed most for our running: the lung. I believe that if it has not been created by humans but is a virus that nature has created, the nature around us is more cunning and clever than we are.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Lockdown</span></p>
<p>The early days were a nightmare, a real nightmare. We&#8217;ll never forget certain images we saw on television of normal people, people like us, who up until a couple of days before had their own normalcy, perhaps fast and not lived enough, but who had a life and who, after a short while, for something completely unknown, had suddenly been taken away. Do you remember the day they locked us in our homes, the famous first lockdown? I remember that they closed everything down a little at a time as if to sweeten the pill. I remember one evening I had a feeling, one of my own. I would like to say that when I have premonitions, they are sometimes wrong, but most of the time they are correct, unfortunately. They are precise, concrete thoughts that come to me with a speed that even if I had the means and the possibilities, I would not have the time to be able to touch events to change them. It is as if a door were opened for me to see what will happen, but not the possibility of being able to go through it. I told Nicola about what I was hearing and that they were going to lock us all up soon, but he said they could never do that because they would risk a world economy. The rest is history. On 9 March 2020 with a DPCM explaining the reasons and the way we should behave they locked the Italians in their homes. The Covid19, in fact, was already among us and the health service was not able to manage the epidemic that was expanding with unparalleled speed, staying locked in the house was the only way to stop the contagions. We had to keep our distance from each other. Each family unit had to stay within itself and should in no way create a community outside of it. Italy was the first country in the world to close air flights with China, in one of the most drastic measures of the European Union. If they had told us, not a year before, but only two weeks before, that we would be forced to stay at home for three months, I assure you that no one, but no one, would have ever believed them!</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Our history</span></p>
<p>What happened is now history that will remain written in the DNA of each of us. Those months were anomalous and desperate, the Italian sky was strange and that was the most beautiful and warmest spring ever. A people attached to a television set or a computer with the hope of receiving more positive news; in a short time, we were a nation of people who were afraid to do simple things, like go shopping or talk to their neighbor. We were a nation waiting for a president who spoke later and later and in a confused manner. There was no one at that time who could understand what was going to happen to us and how we were going to get out of it. No one. The number of infections increased daily, and the number of deaths increased accordingly. People were falling to the ground like in a war, and if they were far away before, now they were relatives, friends and loved ones, just because they were fellow citizens. I remember Easter 2020 as the saddest Easter ever. There was something in the air so loud that it was deafening: silence. Italy was silent. Silent with fear, silent with mourning, silent with uncertainty about tomorrow. I don&#8217;t know if this post will be read 100 years from now, but if you who are reading this and are living in 2121 and have wondered how your ancestors lived through that period of history, well know that it was nothing short of terrible. We were the generation that history will tell as the one of &#8220;Absolute Welfare&#8221;, we were the ones that &#8220;Nobody could touch us&#8221;.  Poor us. It will happen again because history always repeats itself; it will also happen in the future that there will be a generation like ours again and I advise you to be less conceited or arrogant. Because a being may arrive who is so small that he is invisible and so fast that he is impregnable, and he will bring you all to your knees in a few hours. The lockdown was an experience I would not wish on anyone.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Change</span></p>
<p>The virus did something that no other human being would have been able to do, at least not at that time in history: it reprogrammed us all. From 9 March 2020, nothing would ever be the same again. Our daily routine, the way we work, the way we move around, even our schedules. Nothing would ever be the same again, and who knows how long it will be before we don&#8217;t have to leave the house without wearing a mask or hearing about yellow, orange, or red zones.</p>
<p>How long will it be before words like DAD will no longer have to be uttered? How long will it be before you can be found by the lake having dinner with your husband and all your friends? That much we don&#8217;t know yet. But I do know one thing, I know that I used to live a life of a thousand that I loved but that was never enough; I know that today I have much more time and that the virus has brought me back to a much more real and manageable dimension of life, that today I have the time to look after my family, work and think. Before these were three things I could not afford. I know that the future remains uncertain, and that this uncertainty is frightening. I am aware that there are categories of workers who will no longer have their jobs when the virus is no longer an enemy; I know that many people will continue to mourn their dead and that these will never get justice. I know that we did not deserve this. I know that we will come out of this completely different and that we will perhaps value life much more and enjoy our time much more. But I wonder why so many people had to die and why we all had to suffer so much to understand the value of life? I often ask myself this question. Will there ever come a time when we human beings will understand the value of life without tragedy? What if we had been more careful? Less caught up in our super-fast, affluent lives, would we have been able to realize sooner that our species was about to be in danger? The pandemic reminded us of the value of time and the importance of acting for the common good and the preservation of our species, but my question is: when did we forget?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Io e la mia cecità: Fabio si racconta</title>
		<link>https://www.nichylove.com/io-e-la-mia-cecita-fabio-si-racconta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicole Pizzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2014 08:36:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[cecità]]></category>
		<category><![CDATA[nichylove]]></category>
		<category><![CDATA[non vedenti]]></category>
		<category><![CDATA[paralimpiadi]]></category>
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					<description><![CDATA[Ciao miei lettori, come state? Oggi vorrei farvi riflettere, non che mi consideri così brava da indurvi a riflettere, ma almeno, nel mio piccolo,  ci provo … Questa intervista è iniziata lunedì scorso, aprendo un’e-mail ricevuta da un ragazzo che mi aveva scritto chiedendomi se [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/cecità-politica.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1898" alt="cecità politica" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/cecità-politica-300x142.jpg" width="300" height="142" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/cecità-politica-300x142.jpg 300w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/cecità-politica.jpg 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Ciao miei <strong>lettori</strong>, come state? Oggi vorrei farvi <strong>riflettere</strong>, non che mi consideri così brava da indurvi a <strong>riflettere</strong>, ma almeno, nel mio <strong>piccolo,</strong>  ci provo … Questa intervista è iniziata <strong>lunedì</strong> scorso, aprendo <strong>un’e-mail</strong> ricevuta da un ragazzo che mi aveva scritto chiedendomi se era possibile, tramite il mio <strong>blog,</strong> parlare di lui e di ciò che fa nella vita. Sapete,  ricevo molte richieste da parte  di<strong> ragazzi</strong> che vogliono parlare di sé tramite il <strong>Nichylove</strong> ed io non posso che essere <strong>onorata</strong> di fungere da filtro e voce a racconti come questi…Buona lettura…</p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Ti vuoi raccontare brevemente?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Certo:  sono Fabio Lotti, nato a Vicenza il 20 dicembre 1987. Attualmente sono alto 178 cm e peso 65kg, ma non è sempre stato così. Fino all’età di 14 anni ero molto minuto, “uno stropoletto” come direbbero dalle mie parti, forse a causa della mia malattia rara (che ancora oggi non ha un nome), ma che comporta danni alla vista, all’udito e alle ossa. Questo mi ha causato sempre difficoltà: ero sempre il più basso, il più magro e sempre l’ultimo nei vari sport. Rispetto ai miei coetanei indossavo un bel paio di fondi di bottiglia e due odiatissimi apparecchi acustici che mi facevano sentire così diverso. Guardandomi indietro però, mi rendo conto che erano paranoie mie, me la cantavo da solo perché i miei amici e compagni di classe, fino alle medie appunto, non mi hanno mai trattato diversamente anzi ho sempre avuto dei bellissimi rapporti di amicizia.</span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Quando sono iniziati i primi veri problemi causati dalla tua malattia?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prestissimo,  a 7 anni è avvenuto il primo distacco di retina all’occhio sinistro e la prima operazione all’ospedale De Lellis di Schìo. Poi ci sono stati un  paio d’anni tranquilli e il giorno del mio nono compleanno la retina sinistra mi ha regalato la cecità totale.<a href="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/14502.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1900" alt="14502" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/14502-300x300.jpg" width="300" height="300" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/14502.jpg 300w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/14502-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Sei stato operato ancora?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sì, per sette volte, ma le operazioni  non hanno prodotto i risultati che ci aspettavamo.  Arriva così l’estate dopo gli esami di terza media e boom! Sviluppo improvviso quanto doloroso. Alcune parti dei miei occhi non sono cresciute alla stessa velocità del resto del corpo causando così il distacco della retina dell’occhio destro e complice un’uveite, altro mese in ospedale con annesse un paio di operazioni durante i mondiali di Corea-Giappone 2002. </span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Cos’è cambiato a livello relazionale?Ormai eri un adolescente…</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sono cominciati i problemi veri a 14 anni quando si inizia ad utilizzare il motorino e le distanze si accorciano. Io abitavo in un paese di collina e frequentare gli amici di Vicenza era semplice per chi era motorizzato, ma per me, che non potevo guidare o c’era la mamma oppure restavo a casa. Una crescente cecità e il mutamento degli interessi da parte dei miei coetanei rendevano le cose più complicate: non era più tempo di nascondino, calcio nel campetto e fare le basi militari, ora c’era la play station sempre più grafica, il giro al centro commerciale per vedere i negozi, trovarsi al locale al sabato sera per ballare e trovare la morosa. Sempre più si trattava di oggetti, eventi e discussioni visive, cosa che mi tagliavano fuori e mi sentivo sempre più emarginato.<a href="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/occhio_cecità-300x300.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1897" alt="occhio_cecità-300x300" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/occhio_cecità-300x300-300x300.jpg" width="300" height="300" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/occhio_cecità-300x300.jpg 300w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/occhio_cecità-300x300-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Che effetto ti fa ricordare quegli anni?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Guardandomi indietro posso dire che i contesti non erano i più adatti alla mia situazione, ma bisogna aggiungere che il mio carattere era poco forte ed io ero abituato alle attenzioni. Mia madre soprattutto ha sempre cercato di fare il massimo per me e purtroppo in qualche situazione ciò mi ha danneggiato. Per fortuna in terza superiore ho incontrato Pietro e Andrea che hanno risollevato le sorti delle mie relazioni sociali fuori dal contesto familiare. Sì, perché a casa andava tutto bene, l’ambiente lo conoscevo come le mie tasche, avevo un gruppo di cinque amici con cui giocare al pomeriggio, riuscivo ad andare in bici per i campi, non c’era pericolo di essere investiti o di non vedere il colore del semaforo. Tutto era più facile a casa, in più potevo contare su quattro splendidi nonni, così differenti tra loro che ognuno mi ha formato in ambiti diversi.</span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Per i bimbi il rapporto con i nonni è importantissimo, che rapporto hai avuto tu con i tuoi ?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Con nonno Silvio lavoravo la pietra morta di Vicenza creando improbabili posacenere e sculture a dir poco futuriste, quando uscivo dal banco lavoro ero bianco come l’omino Michelin. Le sue storie di guerra mi hanno insegnato molte cose, sapere cosa aveva passato in quegli anni è servito per far crescere dentro di me la gemma della determinazione e della tenacia. Le filastrocche e la bontà di nonna Laura invece mi hanno fatto capire cosa significa essere innamorati del proprio uomo e cosa significa essere una famiglia. Con nonno Joanì ne ho fatte di ogni, dai lavoretti sull’orto, alle mattinate tra mercati, posta e alimentari. Infinite partite a briscola e anni passati ad acquisire una capacità linguistica e un lessico dialettale da far invidia. Unica superstite, nonna Pierina, che oltre a volermi un bene dell’anima, mi fa morir dal ridere con il suo modo di raccontare gli eventi passati e devo a lei la mia crescita perché è stata la mia cuoca per anni. Piatti preferiti: minestrone, pasta col tonno, gargati al ragù e il croccante.<a href="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/cieco-ciego1.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1899" alt="cieco-ciego1" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/cieco-ciego1-225x300.png" width="225" height="300" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/cieco-ciego1-225x300.png 225w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/cieco-ciego1.png 480w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Sei cresciuto in un ambiente in cui ti sei sentito molto amato e dopo?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La vera svolta della mia vita è successa nel 2005. Era sera e come un fulmine a ciel sereno è esploso un desiderio dentro la mia testa: fare l’università. Fino a quel momento ero convinto di cercare lavoro dopo la maturità, ma quella sera ho deciso di provare a cambiare la mia vita. Così, senza ragionarci su ho detto: mamma farò economia a Verona. Un taglio netto al cordone ombelicale che per 18 anni mi aveva alimentato, cresciuto e protetto, ma era ora di vivere la vita da protagonista, di iniziare a prendere la responsabilità di fare scelte assumendo dei rischi. Accolta con gran favore mi sono iscritto a economia e vincendo la borsa di studio mi sono ritrovato all’alloggio dello studente con Alix, un ragazzo congolese.</span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Bravissimo, io sono convinta che studiare sia il sale della vita … e l’incontro con il tuo compagno Alix com’è stato?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Lì per lì è stato uno shock perché passare da una mentalità parrocchiale a dover convivere con un ragazzo nero dell’Africa è stata dura. Mai scelta però fu più appropriata. A poco a poco le barriere mentali furono abbattute e la mente iniziò a liberarsi. Il continuo confronto con studenti provenienti  da tutto il mondo ha fatto sì che i miei preconcetti subissero forti scossoni e da recepire i concetti sono passato ad assumere le idee che condividevo. Un gran lavoro di libertà. Libertà di pensare, libertà di capire cosa si condivide e cosa si vuole perseguire. La libertà costa fatica però, va conquistata, non te la regala nessuno.<a href="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/basta-300x225.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1905" alt="" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/basta-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Ecco credo proprio che studiare serva  soprattutto a questo: ad aprire la mente per raggiungere altri spazi, la libertà …</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Questo lavoro di apertura mentale mi ha portato alla seconda svolta della mia vita: nel 2008  il corso di orientamento e mobilità con il bastone bianco. Sino ad allora per me era prerogativa nascondere la mia disabilità, avere un handicap era una vergogna, una colpa. Questo comportava  una serie di comportamenti errati: farmi riconoscere come cieco era per me la morte dell’anima, significava essere nessuno e non avere valore. Il percorso universitario mi ha fatto prendere coscienza dei miei mezzi, ho capito chi ero e che potenzialità avevo. Aver conosciuto altri disabili  che erano in gamba mi ha dato un’iniezione di fiducia e di forza che giorno dopo giorno hanno modificato il mio carattere. Sempre più sicuro e cosciente di dove volevo arrivare, ho imparato a ragionare per obiettivi, affinando le mie capacità di organizzazione.</span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Che incredibile il percorso di crescita hai fatto .</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E non è finito qui! Ecco infatti che conosco Alice, ragazza veronese che dopo 3 anni di fidanzamento   nell’estate del 2011  ho sposato e con cui ora abito a Verona.<a href="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Matrimonio-Fabio-e-Alice.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1903" alt="Matrimonio Fabio e Alice" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Matrimonio-Fabio-e-Alice-225x300.jpg" width="225" height="300" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Matrimonio-Fabio-e-Alice-225x300.jpg 225w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Matrimonio-Fabio-e-Alice-768x1024.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></span></p>
<p>Rimango senza parole! Questo ragazzo di 26 anni mi ha appena dato una lezione di vita che mi lascia sbalordita! Sono troppo felice per lui …</p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Raccontami e dopo?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dopo aver terminato i 5 anni di Economia mi sono scontrato con il difficile problema della ricerca del lavoro: mi sono reso conto che per un cieco è ancora più impegnativo trovare un impiego perché ancora oggi c’è molta ignoranza in merito alle persone con disabilità visiva e le loro capacità lavorative. Pochi sanno che oggi un cieco può usare il computer, navigare in internet e gestire i social network attraverso l’ausilio di una sintesi vocale o di una barra braille.</span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Come hai reagito ?</span></p>
<p>Dopo aver constatato che non c’era trippa per gatti e io i gatti me li mangio (da buon Vicentino), ho deciso di provare a creare il mio lavoro.<a href="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Laurea-Fabio.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1901" alt="Laurea Fabio" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Laurea-Fabio-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Laurea-Fabio-300x200.jpg 300w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Laurea-Fabio-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">La tua capacità di avere iniziativa mi lascia senza parole …</span></p>
<p>Già, con il mio amico-collega Marco Andreoli abbiamo dato vita a “Progetto Yeah” (www.progettoyeah.it) che vuole trasformare la disabilità da punto di debolezza in punto di forza: siamo convinti che investendo in formazione e governando al meglio le proprie capacità si possa, non solo vivere una vita dignitosa, ma concorrere al progresso della cittadinanza e alla diffusione di cultura.</p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Come mai avete scelto la parola Yeah?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Solitamente la parola disabilità porta con sé una serie di sensazioni negative, disgrazia, problemi, depressione, malattie… ecco, noi vogliamo girare la frittata, guardare la vita da un’altra prospettiva e dire: io sono “Yeah”, perché non solo ho compreso i confini della mia disabilità, ma attraverso l’impegno e la dedizione sto riuscendo ad essere alla pari. Un mix di grinta, orgoglio e contagio positivo. Come dice Jovanotti, se hai imparato a contare fino a sette, non significa che l’otto non possa esserci. Certo non è tutto rose e fiori, saremmo stupidi se non tenessimo conto che avere un handicap è di per sé limitante, ma vogliamo dire e dirci “forza ce la possiamo, ce la dobbiamo fare”.<a href="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/foto-3-e1392215380351.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1902" alt="foto (3)" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/foto-3-e1392215380351-225x300.jpg" width="225" height="300" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/foto-3-e1392215380351-225x300.jpg 225w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/foto-3-e1392215380351-768x1024.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Complimenti, quali sono i progetti futuri?</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Parallelamente dallo scorso aprile ho iniziato il Triathlon, disciplina che contempla il nuoto, la bici e la corsa. Dopo sei mesi di allenamenti ho partecipato lo scorso settembre alla prima edizione dei campionati italiani di para triathlon e con la mia guida Sebastien ci siamo classificati terzi nella mia categoria. La strada è lunga, devo imparare la tecnica dei tre sport, ma il sogno che ogni giorno mi porta all’allenamento sono le Paralimpiadi di Rio 2016. Obiettivo molto arduo, ma finchè c’è la possibilità io ci voglio provare. Darò il massimo, solo una volta dato il massimo  si può ammettere che l’avversario è più forte, ma fino ad allora bisogna tener duro e dare tutto. Questa è la mia filosofia di vita, se in ogni ambito della nostra vita diamo tutto e non ci risparmiamo, significa che non abbiamo sprecato nulla. In famiglia, con gli amici, al lavoro e nel tempo libero, che importa quanto, dove, con chi  e come viviamo, sarà una vita vissuta appieno e intensamente.  Sembrano frasi fatte, in realtà è solo un’abitudine nell’affrontare ciò che la vita ci mette davanti. Papà dice: bisogna tirare fuori il meglio dal peggio.</span></p>
<p><span style="color: #ff00ff;">Io spero tanto di vederti alle Paralimpiadi e tiferò per te!!</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per quanto riguarda invece le mie prospettive future per il mio progetto, l’obiettivo è di diffondere attraverso corsi di formazione il modo corretto per interagire con chi non vede o vede poco e dar voce a tutti coloro che seppur disabili, hanno raggiunto degli obiettivi affinché si inneschi un circolo vizioso positivo. Per ciò che riguarda lo sport, sono alla ricerca di uno sponsor che mi aiuti in questa avventura, perché ora come ora non ho i materiali competitivi da gara. Vorrei tanto che una o più imprese del territorio vicentino capissero l’importanza di sostenere una causa che mescola voglia di fare sport e voglia di dimostrare che è possibile fare grandi cose anche se con handicap. La mia speranza è di trasmettere grinta, determinazione e voglia di lottare per raggiungere i propri obiettivi e passione per la vita, che è bella sempre e che va vissuta fino alla fine.<a href="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Arrivo-gara.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-1911" alt="Arrivo gara" src="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Arrivo-gara-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Arrivo-gara-300x225.jpg 300w, https://www.nichylove.com/wp-content/uploads/2014/02/Arrivo-gara-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Lotti e vincerai!</span></p>
<p>Saluto Fabio con affetto, mi ha lasciato dentro una carica positiva incredibile! E spero che qualche impresa senta il suo messaggio e si faccia vivo, Fabio ha bisogno di uno sponsor, fatevi avanti per favore … contattate pure me che farò da tramite molto volentieri!!Un abbraccio a miei lettori e pensate a ragazzi come questi prima di lamentarvi per cose futili tutti i giorni!</p>
<p>&nbsp;</p>
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